Lettera editoriale
Tabula Rasa N. 6
Lettera editoriale
di Luciano Pagano
Tabula Rasa, con questo numero, giunge al sesto appuntamento con i suoi lettori. Osservare che cosa è stato il duemilasette impone, dal punto di vista redazionale, due considerazioni. La prima, più semplice, è quella secondo cui il lavoro di questa rivista si confermi come un lavoro di scavo e ricerca che rifugge dall’estraneità al mondo della letteratura, pur confermandosi nella sua specificità. Le riviste letterarie sono rimaste uno dei pochi luoghi dove si cercano di testimoniare i risultati di una ricerca letteraria che cerchi di oltrepassare i parametri imposti dal ritmo della programmazione editoriale. In tal senso la nostra rivista ha cercato sempre di mantenere un taglio trasversale, dove potessero trovare espressione autori che già avevano marcato un loro percorso insieme a vere e proprie novità editoriali. Riuscire a salvare la scrittura di qualità e ricerca dall’incessante e saturante oblio dell’iper-comunicazione è un compito apparentemente nobile che non può esaurirsi, però, nella ricerca ossessiva del nuovo. Ecco perché questo numero cerca il suo punto d’appoggio nell’idea di frattura. La frattura come sottile linea che fa combaciare blocchi in un movimento lentissimo e impercettibile, tuttavia esistente. Il conflitto tra le parti è motore del cambiamento. L’esigenza sembra essere chiara, la scrittura racconta, descrive, centra su sé come obiettivo la critica del reale. Lontani dai riflettori del mercato e saldati al loro ambiente gli autori devono farsi portatori di un discorso virulento e appassionato, che riesca a mandare un segnale importante da una frazione all’altra delle grandi isole in cui è suddiviso il villaggio globale. Allo stesso tempo una rivista dedicata alla letteratura deve instaurare un dialogo tra il prima e il dopo, senza il quale ogni tentativo di comunicare un’immagine di ricerca diventa sterile. La frattura è crescita. In questo numero, diviso come nostra consuetudine nelle tre sezioni dedicate rispettivamente alla narrativa, alla critica e alla poesia, trovano spazio testi editi in altri luoghi e qui recuperati o accresciuti, insieme a testi del tutto inediti, commissionati per l’occasione. La seconda considerazione, frutto del percorso recente compiuto da questa rivista negli ultimi tre anni, è il desiderio di confermare questo tipo di percorso, aperto al nuovo e critico, capace di valutare con onestà anche i propri frutti più acerbi. Nella sezione narrativa prosegue la nostra collaborazione con iQuindici. Trovano qui pubblicazione tre racconti comparsi su INCIQUID in tre diversi numeri usciti nel 2006, gli autori dei racconti in questione sono Gabriele Gismondi, Sandra Risucci e Paolo Ferrari.
Gabriele Dadati è autore di “Stazione di cambio”, un racconto inedito concepito inizialmente per la sua raccolta “Sorvegliato dai fantasmi”, pubblicata nel 2006 da peQuod, della quale si è occupata Elisabetta Liguori nello scorso numero di questa rivista. Gianluca Gigliozzi, che qui pubblica il suo “Parco con idoli” non è nuovo alle pubblicazioni su Tabula Rasa, dove esordì nel 2004 con un estratto del suo Neuropa (apertoperinventario.splinder.com). Michele Lupo è ospite con “Cimento del tempo libero”. Lupo è autore del romanzo d’esordio intitolato “L’onda sulla pellicola” (Besa Editrice, 2004), del quale Bartolomeo Di Monaco ha scritto “Un esempio, anche, di come ci siano in circolazione romanzi di cui nessuno o pochi parlano, ma che hanno consistenza, compattezza e valore”, così vale per il suo autore. Christian Sinicco è ospite nella sezione critica con un intervento sull’attuale stato della poesia scritta dai giovani autori nati negli anni settanta, nel evidenzia come in certi momenti l’assenza di normatività da parte della critica venga sopperita dall’estetica, di per se stessa normativa. L’enorme quantità di produzione, quando non confusa con l’enorme e improvvisa visibilità, richiede strumenti affinati di studio. È quello che cerca di fare il giovane autore triestino in questa disamina, ripresa dal sito AbsolutePoetry.org e puntualizzata per la nostra rivista; in essa Sinicco cerca di dare una sistemazione ad una produzione interessante, individuando i discorsi, le categorie e gli afferenti di un lavoro che pur essendo in progress per definizione si dipana con chiarezza. Sempre dallo stesso sito collettivo, nato da un’idea di Lello Voce, ho ripreso un mio saggio dedicato a una delle opere più dense di Dario Bellezza, “Testamento di sangue” (Garzanti, 1992), un testo teatrale che ‘grida’ la sua urgenza, scritto da un autore controverso la cui poesia Maurizio Cucchi ha definito “strenuamente, e contraddittoriamente, legata alla realtà”.
Elisabetta Liguori, con un processo di reductio sul corpo sociale decide di indagare il rapporto di coppia, cogliendo dalla narrativa gli spunti per interrogarsi su questo microcosmo “Voglio parlare di coppia. Di due individui. Un paio, non di più. Due di due. E d’amore. Sì, forse d’amore, ma non necessariamente”. Grenar e Giuseppe D’Emilio in un intervento scritto a quattro mani esplorano l’esperienza di VibrisseLibri, a un anno dalla sua nascita. Abbiamo così il modo di volgere lo sguardo a un interessante tipo di fucina letteraria cooperativa, un’associazione culturale che vive del rapporto con i suoi lettori e scrittori, oltre che con coloro che la coordinano dall’interno seguendo le suddivisioni di una casa editrice. L’intervento diviene il pretesto per affrontare la letteratura da un versante che coniuga aspetti critici e aspetti volutamente pratici. Il risultato è innovativo e, allo stesso tempo, antico.
Nella sezione poesia, con richiamo all’ouverture sulla poesia recente scritta da Christian Sinicco, sono ospitati tre autori nati negli anni settanta, Luigi Nacci, Claudio Pagelli e l’inedito Luigi Massari. Insieme a loro siamo felici di pubblicare per la prima volta un poema inedito del trevigiano (milanese di nascita) Fabio Franzin.
Fabio Franzin nel suo poema intitolato “Sull’orlo della strada” riesce a colpire per la sua capacità di osservatore alieno e allo stesso tempo partecipato della realtà urbana. Il paesaggio che lo circonda è quello della metropoli circonfusa di nebbie, immersa negli ipermercati, assordante e dissociata. Questa realtà è filtrata con gli occhi di un poeta maturo e spietato. Luigi Nacci è una voce interessante dell’agire poetico e performativo degli ultimi anni, promotore di diverse iniziative (il gruppo degli “Ammutinati”, la rivista “Fucine Mute”), ricercatore e critico letterario. Claudio Pagelli (autore de L’incerta specie, Lietocolle, 2006) presenta qui una silloge inedita di versi, intitolata “Spore”.
Per concludere Luigi Massari, giovane poeta e Marco Montanaro, promettente narratore, sono gli autori inediti che presentiamo in questo numero; il primo con una raccolta di versi che già evidenzia una certa maturità per temi, scelte di metro e lingua. Il secondo con un racconto che riesce a mettere in scena la morte in modo ridicolo, così come richiesto dai tempi e dal contesto che l’autore ha scelto. Buona lettura.